Dino Brombo ha sempre lavorato, fin dagli anni 50, da solitario, per suo esclusivo conto, non volendo incrementare l'esercito dei crostaiuoli. Negli anni 70 ha presentato, alla Bevilacqua La Masa, una sua opera che è stata regolarmente respinta. Oggi, rivedendo tale opera afferma che hanno fatto bene.
L'artista si è dedicato a costruire dei pannelli decorativi e stucchi nella sua abitazione e di quella della sorella. Negli ultimi due anni Dino Brombo ha ripreso, a pieno ritmo, l'attività pittorica. Ha fatto una personale in Sottomarina nell'Agosto 2008. Partecipa, con due lavori, alla mostra indetta dal circolo culturale Renato Nardi, alla Giudecca.
L'artista si muove sicuro nell'insidioso terreno dell'arte astratta. L'effetto cromatico che ottiene con questa opera è molto piacevole. I colori sono bilanciati e posseggono un intimo e misterioso ordine. Esiste più di un livello di lettura.
Inizialmente appunto si apprezza l'equilibrio formale; quindi si avverte in esso un riferimento a segni naturalistici ed ecco apparire i riflessi di acqua e luce e fuoco. Oltre questo confine si estende la questione contenutistica. È una fuga irrazionalistica verso il segno, e il gesto puro.
L'artista vuole sbarazzarsi delle sovrastrutture umane e giungere semmai all'istintualità alla semplice emozione visiva del fanciullo interiore. In tale indiscutibile tendenza si cela anche qualcos'altro. Nonostante la componente irrazionalistica il dipinto svela degli equilibri che noi intuiamo.
Allora significa che un messaggio positivo giunge direttamente dal mondo dell'emozione. Essa è in grado di costituire per l'uomo un contesto comprensibile con il quale stabilire una nuova forma di convivenza. Essa potrebbe essere basata sulla poesia e sulla armonia degli elementi stessi.